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L’ebraico: per molti ma non per tutti...

di Gianfranco Ravasi


   Letture n.633 gennaio 2007 - Home Page Iniziamo l’anno con una curiosità. È sempre più facile – per chi, come me, gira l’Italia tenendo conferenze spesso su temi biblici – sentire una richiesta un po’ sorprendente: «È possibile anche a noi laici imparare l’ebraico per leggere l’Antico Testamento nell’originale?». Siamo sinceri: il più delle volte questa è una velleità non solo soggettiva ma tale anche nella concretezza delle cose. Infatti, o si ha il tempo di frequentare un corso accademico, oppure il ricorso a un manuale ti fa arenare già alla seconda lezioneCopertina del volume: Corso di ebraico biblico. quando ti trovi invischiato nella quindicina di vocali che i Masoreti hanno allegato al testo consonantico basilare. È, quindi, ciò che accadrà anche a chi ricorrerà al pur ottimo Corso di ebraico biblico di Luciana Pepi e Filippo Serafini in due volumi, di grammatica e di esercizi, con relativo cd-audio per la pronuncia (San Paolo, 2006, I vol., pagg. 316, euro 19,50; II vol., pagg. 351, euro 19,00).

E allora questo duplice libro è sostanzialmente inutile? No, anzi è prezioso proprio per chi avrà la possibilità di frequentare un regolare corso accademico, molto meno – nonostante la fiducia, in tal senso, degli autori – per gli autodidatti. A nostro avviso, infatti, manca ancora una grammatica di ebraico biblico "per principianti" che desiderano accostarsi in modo semplificato ed essenziale all’originale dell’Antico Testamento nelle sue pagine letterariamente più accessibili.

Ci vorrebbe, certo, una particolare genialità didattica, pronta a lasciar cadere il rigore accademico e a escogitare procedimenti e tecniche analoghe a quelle adottate per le lingue moderne da apprendere solo in forma basic. Detto questo, però, ribadiamo il nostro apprezzamento caloroso al Corso di Pepi e Serafini, nei limiti sopra indicati, e soprattutto al secondo autore che ha curato il felicissimo secondo tomo dedicato agli esercizi, esemplare non solo per la selezione testuale ma anche per la metodologia didattica praticata.

La lettera e il senso

E da qui, ecco una piccola incursione nell’esegesi, passando, però, nel Nuovo Testamento con un sontuoso commento a La Seconda Lettera aiCopertina del volume: La Seconda Lettera ai Corinzi. Corinzi, curato da Antonio Pitta (Borla, 2006, pagg. 629, euro 56,00).

Gli esegeti sanno la complessità delle questioni che s’aggregano a grappolo attorno a questo scritto che molti (e con loro anche Pitta) considerano come il frutto redazionale della confluenza di almeno due scritti paolini, una "lettera di riconciliazione" con la turbolenta comunità cristiana di Corinto (cc. 1-9) e una "lettera polemica" in cui l’Apostolo svela la vis contestataria del suo animo nei confronti di una Chiesa che lo ha deluso e persino offeso (cc. 10-13). Lo studioso campano, autore di questo commento, è ormai un noto specialista di Paolo, al cui capolavoro, la Lettera ai Romani, ha dedicato già un’ampia analisi, giunta ora alla seconda edizione (Paoline, 2001). Egli ama nelle sue analisi il ricorso a un particolare approccio dell’esegesi contemporanea, quello "retorico-letterario", presentato appunto nell’introduzione (pagg. 49-69). In realtà, però, l’esegesi condotta sul testo ricalca sostanzialmente la via classica del metodo storicocritico, e quindi offre tutto quanto si possa desiderare per comprendere appieno una pagina paolina di grande intensità e persino di incandescente passionalità.

La storia dai grandi nomi

A questo punto facciamo una piccola incursione nel mondo degli apocrifi. Mesi fa sui giornali di tutto il mondo è apparsa la «sensazionale scoperta» riguardante l’apocrifo Vangelo di Giuda con tutto un corollario di colpi di scena prevalentemente fasulli, miscelati con l’ormai insopportabile effetto "Codice da Vinci". A mettere ordine nella questione – per altro l’esistenza di questo documento copto era già nota da molti decenni – a illustrarne i temi e le prospettive e a sciogliere anche tutte le legittime e serieCopertina del volume: Vangelo di Giuda. curiosità provvede ora Enrico Giannetto con un commento al testo dell’apocrifo, molto frammentario e lacunoso, e che ora è da lui presentato al grosso pubblico in un limpido libretto che spazza via le solite giullarate mediatiche e introduce anche il profano nell’orizzonte gnostico egiziano, terreno di coltura e fioritura di questo Vangelo di Giuda (Medusa, 2006, pagg. 95, euro 9,00).

È, così, pronto il trapasso nell’orizzonte dei Padri della Chiesa, se vogliamo continuare a seguire il percorso diacronico della religione cristiana. Qui proporrei un tomo di grande impegno ma pure di forte soddisfazione intellettuale, anch’esso sbocciato nella cristianità d’Egitto. Si tratta de Gli Stromati di Clemente d’Alessandria (morto però in Asia Minore tra il 211 e il 215), presentati nella già nota ed efficace traduzione di Giovanni Pini ma con una nuova e suggestiva introduzione di Marco Rizzi (Paoline, 2006, pagg. 952, euro 54,00). Copertina del volume: Gli Stromati.La prima domanda del lettore non troppo aduso alla lettura dei Padri riguarda proprio quel titolo: in greco stromata sono i "tappeti" da appendere come arazzi, divenuti però un simbolo per designare le miscellanee erudite o grammaticali. È per questo che si appone, nell’edizione a cui ci riferiamo ora, il sottotitolo "Note di vera filosofia".

Se si vuole, il punto di partenza è anche in questo caso – come per l’apocrifo di Giuda – la "gnosi", ma con ben diverso significato sostanziale, anzi, in esplicita polemica con la dottrina gnostica tradizionale. Clemente, infatti, vuole puntare all’autentica conoscenza che si àncora alla gnoseologia classica greca ma che approda a un esito trascendente, cioè l’amore e l’homoiosis, l’assimilazione vitale a Dio. La ricerca secondo la ragione, comprensiva della theoría, ossia della "contemplazione" platonica, va perciò oltre e giunge all’incontro col Dio amore giovanneo. L’interesse del percorso, piuttosto arduo, seguito da questa figura del ceto intellettuale alessandrino sta proprio nel costante confronto e nell’intersezione culturale del pensiero cristiano col mondo greco (nei suoi scritti egli cita qualcosa come 348 autori classici, naturalmente col primato di Platone evocato circa 600 volte!). Un programma particolarmente significativo anche per i nostri giorni di dialogo interreligioso e interculturale.

Alla poderosa traduzione dell’opera di Clemente vorrei associare un altro soggetto patristico di genere diverso. La Morcelliana – il cui catalogo si sta rivelando in questi ultimi anni una miniera di testi di alta qualità – ha imboccato la via della letteratura cristiana antica con una collana molto variegata di studi, strumenti e profili. Ebbene,Copertina del volume: Introduzione a Tertulliano. rimanendo sempre nell’Africa cristiana, dopo aver dato l’avvio a un corpus degli scrittori cristiani di quell’area, ora ci offre ad opera di Pietro Podolak un’Introduzione a Tertulliano (Morcelliana, 2006, pagg. 126, euro 14,00). Si hanno qui tutte le coordinate necessarie, cronologiche, letterarie, teologiche e bibliografiche per conoscere una delle personalità in assoluto tra le più originali e rilevanti del cristianesimo pre-agostiniano. Dalla sua città, Cartagine, nella sua lingua, il latino, questo personaggio (forse avvocato) getta le basi lessicali, filosofiche e concettuali della riflessione teologica occidentale, divenendo così imprescindibile per la comprensione del nostro stesso percorso culturale.

Proseguendo il nostro itinerario diacronico, facciamo ora una sola breve sosta nel Medio Evo, ma con una sorpresa. Quello che consideriamo è, infatti, l’ambito ebraico, con una figura imponente: Giuseppe Laras, già rabbino capo di Milano, ci presenta, Copertina del volume: Immortalità e Resurrezione.Immortalità e Resurrezione, un trattato che il grande Mosè Maimonide compose nel 1191 (Morcelliana, 2006, pagg. 200, euro 15,00). Ciò che sorprende in questo scritto è soprattutto la divaricazione tra «la vita del mondo a venire», che riguarda solo le nostre anime (siamo, quindi, in un’antropologia di matrice greca), e la risurrezione che ovviamente toccherà ai corpi. Una divaricazione ancor più sorprendente è quella che Maimonide impone all’èra e al mondo della risurrezione rispetto alla venuta del Messia che la dottrina ebraica tradizionale faceva coincidere. Ma – e questo è ancor più inatteso – la risurrezione non è la meta ultima della storia: essa, invece, è da attendere proprio in quel «mondo a venire» a cui sono però destinate le sole anime dei giusti, ancora una volta spogliate del loro corpo risorto.

Due titoli per l’oggi

Ma dopo tanta navigazione nel passato approdiamo, nella parte finale della nostra rubrica, al presente.

Copertina del volume: Una Parola al giorno.Tra i tantissimi soggetti bibliografici disponibili vorrei scegliere due generi diversi. Il primo è quello della meditazione, un esercizio che, ahimè, comincia a latitare anche tra i credenti. Ecco, allora, uno strumento dal titolo emblematico, Una Parola al giorno (Ave, 2006, pagg. 413, euro 17,00), laddove la maiuscola usata rivela una connotazione sacra: si tratta, infatti, di brevi meditazioni modulate sui Vangeli feriali, curate dal vescovo Francesco Lambiasi, Assistente generale dell’Azione cattolica italiana, e da un gruppo di laici qualificati, teologi (e teologhe), scrittori (c’è anche Antonia Arslan), studiosi, cattedratici e politici. Tutti gli spunti di riflessione sono, però, semplici e luminosi, essenziali e aperti al "ricamo" personale. E a proposito di laici (nel senso originario del termine e non in quello "secolarizzato" dell’odierna comune accezione) ecco l’altro testo, appartenente invece al genere dei saggi brevi.

Copertina del volume: Dibattito sulla laicità.Giuseppe Savagnone, importante figura della cultura e dell’impegno ecclesiale italiano, affronta il Dibattito sulla laicità (Elledici, 2006, pagg. 160, euro 8,50), tema sul quale in questo ultimo periodo ci si è accaniti da fronti opposti, con esiti anche discutibili e fuorvianti. Col rigore che lo contraddistingue ma anche col nitore di docente liceale, l’autore palermitano punta diritto al nodo delle questioni nel suo duplice avvinghiarsi. Da un lato, infatti, c’è la discussione sulla laicità e sul laicismo nella politica e nella cultura, con tutte le mediazioni e le precisazioni del caso, qui offerte in sintesi vivace ed esemplare. D’altro lato, c’è invece lo specifico teologico, ossia il significato della laicità della Chiesa e nella Chiesa. Vorremmo particolarmente raccomandare il capitolo sulla laicità come componente necessaria all’interno di ogni definizione di Chiesa e della sua struttura, contro ogni riduzionismo ierocratico, alieno allo spirito autentico del Vangelo.

Gianfranco Ravasi

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