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Recensioni.Saggistica.

   
Leggere Shakespeare 
in quel di New York

di Luigi Azzariti-Fumaroli


   Letture n.633 gennaio 2007 - Home Page Wystan H. Auden,
Lezioni su Shakespeare
(traduzione di Giovanni Luciani),
Adelphi, 2006, pagg. 461, euro 32,00.

Subito dopo la Seconda guerra mondiale, fra il 1946 e il 1947, il poeta e critico Wystan H. Auden, figura fra le più brillanti del panorama culturale anglo-americano, tenne presso la New School di New York un ciclo di seminari sull’opera drammaturgica e sui sonetti che Shakespeare compose nella sua vita poco più che cinquantennale. Invero, la lettura compiuta da Auden è stata filtrata dagli appunti, in seguito ordinati da A. Kirsch, di più studenti, sicché non si è in grado di apprezzare fino in fondo la passione, la sterminata erudizione e la leggera ironia cui ci hanno abituato altre opere saggistiche dello scrittore.

Alcune lezioni, ad esempio quella dedicata a Pene d’amor perdute o alPericle risentono dello scotto cui sono sovente sottoposti i testi acroamatici: scarsa architettura argomentativa, qualche ripetizione superflua, una prosa stanca, talora impacciata, che non rende ilCopertina del volume. giusto merito all’oratore. Nondimeno colpisce l’arguzia, schiettamente audeniana, che suggerisce di leggere Le allegre comari di Windsor solo in funzione del Falstaff verdiano, così come meritano una meditata lettura le notazioni sulla messa in scena del Re Lear o sul ruolo svolto dal tempo nella seconda parte dell’Enrico IV o ancora sulle fonti dell’Amleto.

Coniugando considerazioni di carattere filosofico-letterario con immagini e situazioni desunte dalle cronache del quotidiano, Auden mira a esplorare l’universo shakesperiano senza paludamenti, ma lasciando che la lingua delle diverse opere si diffonda fra i suoi allievi, sebbene sotto un vigile controllo, dacché «il poeta che si arrende alla lingua è un minore». Anche per questo motivo a dover essere rimarcata è la necessità che l’opera d’arte, fosse anche la più eccelsa, sia riguardata sempre con un certo distacco, analogo a quello che Shakespeare ha insegnato attraverso una dedizione all’arte che, pur colma di abnegazione, non ha mai soffocato gli slanci d’un vitalismo semplice e insieme prorompente.

Luigi Azzariti-Fumaroli

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