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Recensioni.Narrativa italiana.

   
Tra autobiografia
e sociolinguistica

di Claudio Toscani


   Letture n.633 gennaio 2007 - Home Page

Luigi Meneghello,
Opere scelte,
Mondadori "I Meridiani", 2006, pagg. CLXXII - 1.801, euro 55,00.

«A Malo si parla una lingua che non si scrive (il dialetto) e si scrive una lingua che non si parla (l’italiano)». L’ottantaquattrenne scrittore vicentino che con gran parte dei suoi libri entra oggi nel mondadoriano "Famedio" dei "Meridiani", è uno dei non pochi a costruire la propria scrittura mediandola tra dialetto e lingua nazionale, ma l’unico a investirsi della plurima funzione di antropologo, etnologo, filologo e storico della parlata del suo piccolo "feudo" letterario. Senza mitizzanti regressioni a un primitivo museo Copertina del volume. d’ombre, né neorealistica riproduzione del vero come registrazione di eventi, Meneghello non ha fatto altro che trasportare, trapiantare, tradurre, far agire il suo dialetto nella nostra lingua nazionale. Cercando e ricordando, tra infanzia e maturità, tra il bimbo di Malo (intuizione) e l’ultratrentennale docenza in Inghilterra come professore d’italiano (analisi), quell’autobiografico cardine su cui è girata la sua vita, sono nati Libera nos a Malo (’63), retaggio di vita di un mondo popolare e contadino; I piccoli maestri (’64), vita di giovani nella guerra di Liberazione; Pomo pero (’74), ulteriore scavo nella materia paesano-familiare, e Fiori italiani (’76), finale identificazione con Malo e il suo dialetto. Poi, sul versante teorico-critico, ci sono stati Jura (’87), ricerca sulla natura delle forme scritte; Leda e la schioppa (’88), una sorta di autoesegesi di tono conversativo; La materia di Reading (’97), raccolta di esperimenti autobiografici, e Quaggiù nella biosfera (2004), tre saggi sul lievito poetico della scrittura. Ma sempre il Meneghello che, del suo mondo "estetico-morale", ha conosciuto e vissuto sia il contrapporsi che il compenetrarsi dell’idioma d’origine con il linguaggio ufficiale, tra voce e scrittura, tra verità e parola.

Claudio Toscani

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