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Editoriale.

  
Povero
chi non legge!

di Alberto Porro
  


   Letture n.633 gennaio 2007 - Home Page

Nonostante un’offerta vasta e articolata, i libri in Italia incontrano pochi voraci lettori. È un problema che investe l’economia del nostro Paese, poiché è provato che i fattori economici di crescita sono legati agli indici di lettura.

"Il mercato editoriale italiano è un mercato piccolo, fatto di pochissimi lettori forti che spendono tanto e di molti lettori occasionali che non spendono praticamente nulla"

C'è qualcosa di nuovo oggi nell’editoria libraria in Italia, anzi d’antico. Un dolce e terribile tormento che accende gli interessi degli editori italiani, muove ingegni imprenditoriali, deprime i centri studi, scuote le pubbliche amministrazioni ma non troppo. Ecco la notizia: i lettori italiani sono sempre gli stessi!

Il mercato cresce, anche se di uno striminzito 0,4% (dato disponibile 2005 su 2004, fonte Aie), un incremento inferiore all’inflazione e tra i più bassi degli ultimi anni, ma con il segno più. Stiamo pur sempre parlando del sesto mercato dei sette principali mercati del mondo che oggi in Italia raggiunge i 3.621 milioni di euro. La produzione si stabilizza sostanzialmente sui numeri dell’anno precedente. Nel 2004 – ultimo anno di cui sono a disposizione dati sulla produzione – sono stati pubblicati 52.760 titoli, compresi quelli destinati all’adozione scolastica (4.780) e i libri per bambini e ragazzi (3.780). In un confronto con le principali editorie europee, l’editoria italiana pubblica un numero di titoli per mille abitanti che non è molto lontano da quello di Francia (1,09) o Germania (0,90). L’offerta degli editori italiani quindi è ricca, vivace, articolata sui bisogni di informazione, divertimento, aggiornamento dei lettori. Tra i dati più significativi si deve registrare un incoraggiante + 28% della vendita via Internet, un canale che rappresenta oggi la più grande libreria italiana. Anche nell’ambito dell’editoria religiosa le cose non vanno poi così male, considerando che i lettori di libri religiosi in generale, in Italia, rappresentano circa l’11,5% della popolazione, collocando il genere al 12°- 13° posto nella classifica delle scelte per genere. In modo stabile, anche le case editrici laiche occupano questo mercato con una produzione significativa. Il problema semmai si pone quando si considerano le fasce d’età relative a questo pubblico: l’85% dei lettori ha più di 45 anni e il 38-40% ha più di 65 anni (Fonte: Ufficio studi Aie su dati Istat). Un dato che dovrebbe aiutare gli editori cattolici a riflettere sulle politiche autoriali e sulla innovazione del prodotto libro.

Nonostante il mercato cresca e la produzione mostri i lineamenti tipici di un mercato stabile e maturo, i lettori di libri in Italia sono sostanzialmente sempre gli stessi. Un mercato stabile, anzi forte, con una abitudine alla lettura debole, anzi debolissima. Gli italiani infatti che dichiarano di aver letto almeno un libro non scolastico all’anno sono nel 2005 il 42,3% della popolazione con più di 6 anni di età. A questo valore potremmo aggiungere un altro 10,8% di lettori di soli libri gialli, rosa, fantasy e fantascienza, hobby, giardinaggio e di libri allegati ai quotidiani e ai settimanali, arrivando così al mitico 53,1% degli italiani. Il dato della lettura di bambini e ragazzi è più incoraggiante – il 65% dai 5 ai 13 anni ha letto almeno un libro all’anno – anche se sembrano ormai alle spalle i tempi d’oro intorno agli anni ’97 - ’98 nei quali la diffusione della lettura tra i ragazzi toccò il 71%. Per tutti gli altri, adulti o bambini, nebbia.

Ma non è finita. Aumenta la depressione se si considera, ad esempio, la propensione alla spesa per l’acquisto di libri. In media, un italiano spende 64,95 euro all’anno per l’acquisto di libri, di ogni genere e su tutti i canali quando un norvegese ne spende tre volte tanto. Quindi un mercato piccolo, fatto di lettori forti che spendono tanto e di molti lettori occasionali che non spendono praticamente nulla.

Che si fa? Questa è stata la domanda di partenza dei recenti Stati generali dell’editoria, nel settembre 2006. Tutti gli editori riuniti hanno voluto inviare un messaggio chiaro alla politica: la conoscenza, e in particolare la lettura, valgono oro. Attraverso una ricerca a cura dell’Ufficio studi dell’Associazione italiana editori («Investire per crescere», Aie) si è voluto concentrare l’attenzione sul valore anche economico della lettura, un valore così significativo nello sviluppo del Paese da incidere, o meno, sulla competitività complessiva del sistema Italia. La ricerca ha analizzato la crescita della produttività nelle venti regioni italiane nel periodo 1980-2003, mettendola in relazione a una serie di variabili, tra le quali appunto è stata inserita la lettura. Ne è risultato che tale variabile contribuisce in modo significativo a spiegare le differenze nella crescita economica tra le regioni. Un esempio su tutti: se la Calabria avesse avuto negli anni ’70 il tasso di lettura della Liguria, oggi avrebbe una produttività del lavoro di 50 punti maggiore. Risulta evidente anche a un bambino che c’è un lavoro da fare, una vera strategia nazionale per la promozione alla lettura, destinata a far crescere, nel tempo, la voglia di leggere e, a cascata, la domanda di lettura, il consumo di libri, la crescita e lo sviluppo personale e, alla fine, anche il Pil. Purtroppo, il punto di partenza è scoraggiante: com’è possibile attendersi un aumento della domanda di lettura in Italia se l’investimento annuo per studente delle scuole per acquisto libro per la biblioteca scolastica è pari a 3,31 euro? Come possono crescere giovani lettori, capaci di coltivare una passione per la conoscenza e quindi lanciati verso risultati d’eccellenza nel sistema Paese se una biblioteca di pubblica lettura, in Italia, oggi spende 2,02 euro pro capite all’anno per l’acquisto di libri? Da anni si attende una legge per il libro in Italia e molti sperano in un vero piano nazionale di promozione alla lettura. Ci si aspetta che gli attori in campo, questa volta, facciano bene la loro parte. Se qualcuno aveva dei dubbi, ora non ha più scuse: la lettura vale oro.

Alberto Porro
Responsabile marketing e comunicazione Edizioni San Paolo

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